18,00€
di Mauro Gambin
pag. 160, 2026
Descrizione
Figli d’acqua dolce racconta una generazione cresciuta quando il paesaggio non era ancora uno sfondo, ma una presenza concreta capace di educare e di selezionare i propri abitanti. Lungo l’Adige, in un paese della pianura veneta, il fiume insegnava a riconoscere il rischio e il limite, a misurare la libertà, a convivere con la natura e con gli altri. Il paesaggio aveva la capacità di modellare i suoi abitanti, nel linguaggio, nei gesti, nei caratteri e immaginazione, dando forma a un modo specifico di stare al mondo.
Muovendo dalla memoria personale, Mauro Gambin compone un romanzo di formazione che diventa insieme affresco generazionale e ritratto antropologico di un universo oggi quasi scomparso. Le estati trascorse sul giaron, la spiaggia di sabbia che affiora e scompare con il livello dell’acqua, fanno da centro narrativo a una galleria di figure memorabili: non semplici personaggi, ma presenze emblematiche che incarnano mestieri, comportamenti e posture sociali, come in un calendario laico del fiume.
Con una scrittura densa, ironica e poetica, l’autore intreccia racconto, osservazione sociologica e riflessione civile. Ne nasce un libro ricco di episodi vividi, in cui ogni storia restituisce una verità non solo letteraria, ma anche sociale e civile: la trasformazione della società si è infatti riverberata sul paesaggio, modificando il nostro rapporto con ciò che per secoli ci era appartenuto in modo naturale e familiare. Il fiume, con il suo mondo di relazioni, di pratiche e di comunità, ha cessato di essere una presenza quotidiana e condivisa, fino a diventare quasi invisibile agli occhi di chi continua a vivere sulle sue rive.
“Perdemmo il fiume, non lo trovammo più”, recita il sottotitolo nascosto all’interno del volume. L’Adige, in realtà, non è affatto scomparso: continua a scorrere verso il mare come ha sempre fatto, ma ormai attraversa le nostre vite nella più completa indifferenza. Non ne dipendiamo più, non lo frequentiamo, non lo percepiamo. Al paesaggio reale, che per generazioni aveva plasmato uomini e comunità, si è progressivamente sostituito un paesaggio virtuale fatto di rete, web e social media. Figli d’acqua dolce fissa il momento in cui questo distacco ha avuto inizio e restituisce la memoria di ciò che il fiume, e con esso una certa idea di realtà, ha lasciato dentro di noi.





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